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Mal'Aria 2012 PDF Stampa
Domenica 22 Gennaio 2012 08:58

Mal'aria 2012 - E' uscita l'edizione 2012, con i dati 2011, del rapporto Mal'aria di Legambiente.
campagna malaria 2012LogoMal aria

Nel report l'associazione raccoglie tutti i dati sull'inquinamento dell'aria nelle città capoluogo italiane, per poi stilare una classifica assai poco onorevole delle città peggiori. Proprio per questo, negli anni, il rapporto Mal'aria si è conquistato la palma d'oro tra i lavori meno graditi ai sindaci italiani.

Strade congestionate dal traffico, aria irrespirabile, pesanti ricadute sulla salute pubblica. Un problema ormai cronico nelle nostre città mai affrontato radicalmente. Quando il livello di inquinamento supera i limiti la risposta è sempre la stessa: blocchi del traffico che tamponano l'emergenza ma nessun piano concreto che preveda una progressiva diminuzione del traffico privato.

L'obiettivo di Mal'Aria, la nostra storica campagna contro lo smog, è rivendicare il diritto alla salute, siamo stanchi di respirare veleni! La soluzione esiste ed è sempre più urgente: investire sul trasporto pubblico disincentivando quello privato. Paradossalmente quello a cui assistiamo è invece un progressivo impoverimento dei treni per i pendolari che si tradurranno inevitabilmente in migliaia di automobili in più in circolazione.

L'alto livello e la cronicità dell'inquinamento sono confermati dal superamento di PM10 in 48 città italiane, oltre il limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili oltre i 35 giorni consentiti dalla legge. Una situazione confermata dai dati dell'Agenzia Europea per l'Ambiente, che riporta ai primi posti della classifica delle città più inquinate Torino, Brescia e Milano, precedute solo da Plovdiv, in Bulgaria. Dall'Europa è arrivato inoltre un monito formale, dopo oltre due anni di esortazioni al nostro governo affinché vengano rispettati i limiti stabiliti dalla normativa comunitaria.

L'Italia è stata deferita, nel novembre scorso, presso la Corte di giustizia per non aver rispettato la direttiva sulla qualità dell'aria. Un provvedimento che riguarda un'area italiana di oltre 52mila chilometri quadrati,
distribuiti in 15 Regioni e 2 province autonome, in cui vivono oltre 30 milioni di persone. Ciò che Bruxelles ci contesta è la mancanza di un piano nazionale di interventi concreti, mirati a migliorare la qualità dell'aria nelle città italiane. Il governo italiano ha approvato, ad agosto scorso, il Decreto legislativo n. 155/2010 in recepimento della Direttiva in materia di qualità dell'aria, introducendo nuovi limiti come quello per il PM2,5, ma giustificando al contempo la mancanza di interventi di riduzione dell'inquinamento in caso di costi sproporzionati. Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente ha dichiarato: "Per curare la malattia cronica della cattiva qualità dell'aria e dell'inquinamento acustico non bastano interventi spot come la giornata nazionale della bicicletta o parziali limitazioni al traffico. Servono interventi più ampi e strutturali, dal contrasto all'auto privata al rilancio del trasporto pubblico, che deve essere appetibile per i cittadini tramite l'estensione delle corsie preferenziali e un'adeguata offerta dei km percorsi".

La principale fonte d'inquinamento urbano deriva proprio dai trasporti su strada che emettono annualmente circa il 34,7% del PM10, il 55,5% del benzene, il 51,7% degli ossidi di azoto, il 43,1% del monossido di carbonio. L'industria siderurgica e petrolchimica produce il 75% degli ossidi di zolfo, il 31,5% degli idrocarburi policiclici aromatici e il 28,8% delle polveri sottili (PM10). A questi bisogna aggiungere le emissioni prodotte dai riscaldamenti domestici, che producono il 18,7% delle polveri sottili e il 46% degli idrocarburi policiclici aromatici. Le conseguenze di questa situazione sono pesantissime: annualmente in Italia, ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle polveri sottili.

Non solo PM10 - Tra le tabelle del rapporto Mal'aria, però, non ci sono solo i dati relativi alle PM10. Al contrario, tutti i principali inquinanti sono stati monitorati: ossidi di azoto, ossidi di zolfo, monossido di carbonio, benzene, ozono, idrocarburi poliaromatici. Traffico killer - Sul banco degli imputati, primo fra tutti, c'è il traffico veicolare che è la prima causa di inquinamento nella maggior parte delle città prese in considerazione. Per questo Legambiente chiede misure efficaci: "Attuare e persino accelerare provvedimenti e realizzazioni strutturali legate al traffico (stop alla circolazione di camion vecchi, isole pedonali o ZTL, tariffe autostradali differenziate): nelle grandi città, come Milano e Roma, si deve ridurre il numero di auto circolanti, passando da 60 – 70 auto ogni 100 abitanti a valori in linea con altre grandi capitali europee (30–40 auto ogni 100 abitanti). L’emergenza diventa allora l’occasione per rispettare un cronoprogramma di un piano a lungo termine, almeno decennale".

Riscaldamento domestico - Secondo grande imputato è il riscaldamento domestico: dalle caldaie degli italiani esce ogni genere di veleni e spesso il riscaldamento non è usato nel modo corretto. La soluzione, anche in questo caso, non è affatto facile: "in emergenza si potrebbe abbassare la temperatura media obbligatoria (oggi a 22 gradi). Ma per rendere possibile il rispetto dei 20 gradi di legge, valore che consentirebbe una riduzione significativa delle emissioni inquinanti, si dovrebbero introdurre anche nei condomini i contabilizzatori individuali di calore (paghi ciò che consumi), obbligatori in Lombardia entro il 2014".

Non va meglio per l'inquinamento acustico: solo 10 capoluoghi di provincia, infatti, si sono dotati di centraline fisse per il monitoraggio del rumore, 80 hanno effettuato qualche controllo nel 2009.

Purtroppo l'inquinamento non ha un colore che lo evidenzia, è poco invisibile e ce ne accorgiamo solo con il grigiore dell'orizzonte o del cielo. Se fosse nero, rosso, marrone forse qualcosa in più si farebbe. Noi di Legambiente Miranese ci impegnamo per sensibilizzare chi ha il potere di intervenire e mettere in praticati degli interventi che ci tutelino dal punto di vista della salute e della sicurezza. A tal proposito abbiamo aderito ad una campagna di monitoraggio per rilevare le polveri sottili nei pressi delle scuole e di punti altamente trafficati per far risaltare, su base scientifica, i valori di inquinamento nella Città di Mirano.

Vi terremo aggiornati.

Massimo Toniolo Presidente Legambiente Miranese.

Allegati:
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Legambiente Veneto scrive all'assessore all'ambiente ed alla mobilità della Regione Veneto PDF Stampa
Sabato 21 Gennaio 2012 16:51

 

Rovigo, 19 gennaio 2012

Alla c.a.

del  sig. Maurizio Conte

Assessore Regionale all’Ambiente

E del sig. Renato Chisso

Assessore Regionale a Trasporti e Infrastrutture

 

 

 

 

 

 

 

 

PER NON ASPETTARE LA PROSSIMA INCHIESTA

Legambiente scrive all'assessore all'ambiente ed alla mobilità della Regione Veneto

Le inquietanti ipotesi fin'ora emerse riguardo ad un esteso sistema di smaltimento di rifiuti nei cantieri della Valdastico Sud confermerebbero, se validate dall'inchiesta in corso, una tendenza che si è consolidata nell'ultimo decennio: le rotte dei traffici dei rifiuti non seguono più la direttrice nord-sud, ma, in prevalenza puntano all'estero, Germania, Austria o paesi dell'est, o si fermano a pochi chilometri dal luogo di produzione. Anche il nordest è così divenuto negli ultimi anni luogo di destinazione di smaltimento illegale di rifiuti speciali e tossico nocivi. Già un'inchiesta analoga, denominata «Mercante di rifiuti» del 2005, aveva portato alla luce un vasto traffico di rifiuti stipati, tra l'altro, nelle massicciate della tratta della Tav Padova - Venezia, della strada del Santo Padova - Cittadella, del cavalcavia Camerini a Padova.

La Regione come pensa di far fronte a questa che si sta sempre più prefigurando come una triste realtà? Legambiente chiede che il sistema dei controlli venga ampliato e potenziato mettendo a disposizione degli operatori adeguati mezzi e strutture, mentre sembra che a farla da padrone siano ancora e sempre i soliti tagli. 

Smaltire illecitamente rifiuti rappresenta un'attività estremamente lucrosa: ditte di movimento terra che praticano questo traffico, in generale, sono in grado di proporre, in sede di appalto dei lavori, offerte vantaggiose che spesso emarginano concorrenti che al contrario lavorano onestamente. I committenti hanno il dovere di tenere gli occhi aperti e denunciare eventuali anomalie.

Perché il Veneto non si è ancora dotato del Piano di Gestione dei Rifiuti Speciali? Legambiente pretende che questa inadempienza vergognosa sia colmata il prima possibile altrimenti si continuerà a prestare il fianco al proliferare di traffici e conferimenti illegali di rifiuti ad opera di ogni tipo di organizzazione criminale.

Anche la «filiera» costruttiva delle grandi opere può essere un utile campanello di allarme. Se nel caso della Valdastico Sud l'affidamento dei lavori ha seguito procedure «normali» (legge Merloni e successive modifiche), altre grandi opere venete sono state o saranno eseguite e progettate in project financing e, a volte, anche con l'uso della decretazione d'emergenza, come nel caso del Passante di Mestre e della Pedemontana Veneta, bocciata da una recente sentenza del Tar del Lazio. La stessa Corte dei Conti in merito ai lavori per il Passante di Mestre scrive, nella relazione conclusiva del 6 maggio del 2011: «La criminalità    organizzata tende ad assumere un ruolo preponderante non tanto nella fase dell’aggiudicazione, ma nella fase dell’esecuzione, privilegiando il suo inserimento, anche nel circuito economico delle grandi opere, attraverso il sub-appalto o le attività di fornitura di merci e servizi locali, e rappresentando, tra l’altro, una fonte di costo “extra”. Del resto la libertà di cui gode il soggetto esecutore che deve assicurare l’esecuzione dell’opera 'con ogni mezzo' e non deve scegliere le imprese mediante procedure concorsuali, può trasformarsi in occasione di infiltrazione malavitosa. O ancora le dichiarazioni, risalenti al dicembre 2010 del colonnello Michele Sarno, del comando dei carabinieri di Vicenza: «il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata che dispone di grandi somme da "ripulire" sono reali, soprattutto in una regione ricca e dinamica come il Veneto. Per questo vigiliamo e lo faremo sempre di più, in particolare sui grandi appalti, come quelli della superstrada Pedemontana».

Dentro l'emergenza passa di tutto, Legambiente chiede di chiudere definitivamente con la stagione delle emergenze e delle procedure straordinarie che hanno provocato una "mutazione genetica” delle ordinanze di protezione civile e provocato una marginalizzazione dei procedimenti di affidamento previsti dalla normativa sulle opere pubbliche. Chiede inoltre alla Regione  che imponga procedure trasparenti e sappia garantire l'accesso agli atti da parte dei soggetti portatori d'interessi diffusi come associazioni e comitati di cittadini.

Nell'attesa che l'inchiesta faccia il suo corso e chiarisca se la Valdastico Sud sia o meno "l'autostrada dei veleni", la politica non stia semplicemente alla finestra, ma fin da subito si attrezzi per attuare tutte le necessarie contromisure. Per non aspettare la prossima inchiesta.

Luigi Lazzaro

Presidente Legambiente Veneto

 


 
Manifestazione contro la centrale a biogas di Via Porara PDF Stampa
Sabato 14 Gennaio 2012 18:07

Questa mattina i miranese hanno detto "No alla centrale a Biogas" che dovrebbe sorgere in Via Porara. Più di 300 persone hanno sfilato da Piazza Martiri a Via Porara sede del presunto sito della centrale, a poche centinaia di metri dal centro abitato, dove tra le altre cose dovrebbe sorgere, a breve, un parco.

Legambiente non vede favorevolmente la produzione di biogas da mais.
Ci pare uno spreco usare il cibo per fare energia, e una cosa di non molto senso per quanto riguarda il ciclo energetico, perchè rischia di essere di più l'energia impiegata per fare il mais di quella che si ottiene dal biogas. Per le emissioni, dagli studi effettuati dai tecnici del Settore Energia Nazionale di Legambiente l'impianto non è particolarmente preoccupante, non fosse altro perché ha un ordine di emissioni 100000 volte più basso rispetto alla camionabile, al gra, alla romea commerciale o al passante di mestre, cioè non è prioritario da questo punto di vista.
Vogliamo ribadire che l'impatto maggiore è quello dei camion che ci passeranno e il fatto che non è chiaro  dove verrà sparso questo digestato che contiene azoto (si dice in terreni affittati) cioè non si capisce  se si affitteranno terreni apposta per poterci spandere azoto in relazione alla vulnerabilità delle falde o meno, rispetto alla direttiva nitrati.
La cosa migliore sarebbe la denitrificazione di tutto il digestato a valle dell'impianto, ma non è detto che sia necessaria per legge in questo caso, essendo il mais prodotto sui campi della proprietà per la maggior parte. Legambiente è favorevole al biogas ma solo quando si fa dai reflui zootecnici (o almeno quelli rappresentano la maggior parte della sostanza di partenza) perchè si trasforma un rifiuto in una risorsa e comunque poi il digestato può essere restituito al terreno come fertilizzante, e così si chiude il ciclo. Qui invece i reflui zootecnici si impiegano solo per i primi 60 giorni.
Inoltre andrebbe chiesto, sul piano dei dettagli minori, che la quinta scenica verde che isola l'impianto fosse più fitta, in maniera da isolare maggiormente dal resto del paesaggio l'impianto.
Desta anche preoccupazione la vicinanza del centro abitato.

In conclusione non è un ecomostro, sicuramente, ma toglie soldi ad altri progetti di energia rinnovabile più meritori.

          
 
Legambiente del Miranese in Piazza Martiri a Mirano per dire "No a Veneto city" PDF Stampa
Venerdì 13 Gennaio 2012 09:10

Sabato 7 Gennaio il Circolo di Legambiente del Miranese era in Piazza Martiri a Mirano aderendo alla manifestazione contro Veneto City. Legambiente Miranese ribadisce, con forza, la ferma contrarietà alla nascita e la crescita dell'ecomostro Veneto City e non solo ma a qualsiasi "furto" di nuovo territorio voluto solo da gruppi di potere speculativi. Il nostro Circolo si è battuto e si batterà contro ogni forma di cementificazione ulteriore nel territorio del miranese e non solo.

 
Comunicato stampa assemblea permanente contro il rischio chimico di Marghera PDF Stampa
Venerdì 13 Gennaio 2012 08:56

 

Volentieri pubblichiamo questo comunicato stampa del Comitato Permanente dei Residenti di Marghera contro i rischi chimici.

 

COMUNICATO STAMPA ASSEMBLEA PERMANENTE CONTRO IL RISCHIO CHIMICO MARGHERA

L’indagine epidemiologica promossa del Ministero della salute sul sito di Marghera evidenzia, dando forma e sostanza, a quello che si può considerare un “massacro” perpetuato per decenni dalle multinazionali della chimica sulla pelle di migliaia di abitanti di questo territorio.

L’indagine traduce in numeri (impressionanti per la differenza rispetto alla media nazionale) la sofferenza, la precarietà sanitaria, il dolore provato negli anni nei riguardi di amici, parenti e conoscenti che abbiamo visto ammalarsi e morire per essere stati a contatto, per lavoro o perché residenti, dell’inquinamento di Porto Marghera.

L’indagine però ci conferma che la richiesta formulata da decine di migliaia di cittadini tramite la consultazione popolare sul ciclo del cloro, che chiedeva la chiusura delle produzioni più inquinanti e la riconversione eco-compatibile dell’industria di Porto Marghera, era giusta.

Come abitanti di Marghera-Mestre-Venezia invitiamo perciò gli amministratori locali e nazionali a leggere questa indagine affinchè si rendano conto che l’emergenza sanitaria non è finita, perché la latenza di molte malattie è decennale e perciò, anche per i prossimi anni, dobbiamo prepararci  a fronteggiare quella che può essere definita una emergenza sanitaria.

Oltre a questo problema bisogna cominciare a prendere in considerazione la situazione del territorio perché, anche se molte fabbriche sono state chiuse e il sistema produttivo a Porto Marghera sta radicalmente cambiando, il suolo è ormai compromesso da decenni di sversamenti incontrollati e da discariche, abusive o autorizzate, dentro e fuori il perimetro della penisola della chimica.

Al Ministro dell’Ambiente chiediamo pertanto di accelerare la soluzione della questione delle bonifiche, sapendo che l’aspetto del reperimento delle risorse è fondamentale per mandare avanti i tanti progetti che sono stati elaborati per il recupero delle aree di Porto Marghera.

Alla Regione Veneto, alla Provincia e Comune di Venezia chiediamo di non considerare la riconversione di Porto Marghera come un’opportunità per l’Autorità Portuale di sviluppare attività legate solamente al settore della logistica (non vogliamo infatti che alla mono-cultura della chimica si sostituisca la mono-cultura della logistica), ma di orientare il proprio impegno alla realizzazione di un’area bonificata e produttivamente diversificata, che utilizzi processi più eco-compatibili e nella quale, magari, possano trovare spazio anche strutture per servizi utili alla città.

 
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