Chi è online

 18 visitatori online

Progetto Che Aria Tira Veneto

Che Aria Tira? - Progetto di citizen science per il monitoraggio dell'aria

 http://www.cheariatira.it/rete-centraline-di-monitoraggio-provincia-di-venezia/

Cliccando sul link http://www.cheariatira.it/rete-centraline-di-monitoraggio-provincia-di-venezia/ guarda la mappa aggiornata delle centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria attive nella Provincia di Venezia.Le centraline della prima rete indipendente di monitoraggio dell’aria e dell’inquinamento di Venezia analizzano in tempo reale e 24 ore su 24 sia il PM2.5 e sia il PM10. I colori delle centraline corrispondono, come da legenda sulla mappa, all’ultimo dato registrato in tempo reale. Cliccando su una singola centralina si può vedere nello specifico l’ultimo dato registrato per entrambi gli inquinanti analizzati (PM2.5 e PM10) e si avrà la possibilità (cliccando sulla voce “Dettaglio”) di accedere alla pagina specifica di ogni singola centralina. Li si potranno trovare tutti i grafici in tempo reale, le medie orarie delle ultime 24 ore e le medie giornaliere degli ultimi 60 giorni.

 

http://www.cheariatira.it/   A questo link troverete tutte le informazioni su  Che Aria Tira?”  E' un progetto di Cittadinanza Attiva e di Citizen Science che ha come obbiettivo quello di costruire una rete di automonitoraggio della qualità dell’aria, dove i cittadini, le associazioni/organizzazioni o altre istituzioni possono costruirsi una propria centralina di monitoraggio ambientale e condivedere i dati online sulla nostra piattaforma. Il progetto ha un anima completamente open source e sposa a pieno la filosofia dell’Open Data, della Trasparenza e della Partecipazione. Ringraziamo gli amici di Firenze per averci dato modo di creare una rete autonoma di monitoraggio dell'aria.



 



 

La canzone circolare

La prima canzone nata per essere proseguita, in pieno stile economia circolare. Da Elio e le Storie (Tese) Circolari a Legambiente.

   


Home Blog A 30 all'ora in tutta la città A 30 all'ora in tutta la città PDF Stampa
Martedì 26 Febbraio 2013 17:31

A 30 all'ora in tutta la città

 


La rivoluzione lenta di Reggio Emilia. Dossi, autovelox e telecamere contro chi spinge sull'acceleratore



 

Reggio Emilia si candida a diventare la città più lenta d’Italia: a ottobre, il consiglio comunale ha approvato una delibera che estende a quasi tutte le strade il limite di velocità dei 30 km all’ora. Prima il provvedimento riguardava solo alcune vie, poco più di 78 chilometri su 990: oggi la “zona 30” ne copre circa 485, poco meno della metà.

Una rivoluzione che il sindaco, Graziano Delrio, ha spiegato con alcuni semplici numeri: tra il 2005 e il 2010 la maggior parte degli incidenti stradali che hanno coinvolto pedoni e ciclisti è avvenuta sulle strade extraurbane e non all’interno della città; inoltre, il 64,3 per cento degli spostamenti nelle ore di punta copre una distanza inferiore ai 5 chilometri, per cui una riduzione della velocità inciderà pochissimo sui tempi di percorrenza.

“Opereremo per gradi, ma saremo inflessibili -promette l’assessore alla Mobilità, Paolo Gandolfi-: entro maggio 2013 contiamo di sostituire la cartellonistica e di realizzare dossi e altre opere che rendano impossibile spingere sull’acceleratore”.

L’obiettivo, quindi, non è infliggere più multe, ma cambiare volto alle strade per dare l’idea che tutti possano utilizzarle in piena tranquillità, che siano in macchina, in bici o a bordo dei mezzi pubblici. Speriamo che questo caso faccia scuola, anche perché spesso i Comuni non sanno più cosa inventarsi per limitare la velocità.

A Cassano d’Adda, in provincia di Milano, si è deciso di adottare una nuova forma di dissuasione: ai bordi della strada che lambisce il centro sono stati piazzati dei cilindrimetallici ben evidenti. Di solito sono vuoti, ma ogni tanto in alcuni di essi viene inserito un autovelox. Finora la paura di ricevere una contravvenzione è stata sufficiente a rendere più accorti i conducenti: oggi su questa strada il 98 per cento rispetta il limite dei 50 all’ora, prima lo faceva solo il 48 per cento.

A cura di Marco Menichetti, Centrale di Mobilità di Legambiente
Fonte: Terre di Mezzo, gennaio 2013


 
Eco Telegramma ai candidati PDF Stampa
Mercoledì 20 Febbraio 2013 18:08

Eco-telegramma ai candidati

 

In un mese di campagna elettorale la parola ambiente è stata l’eccezione. Eppure la qualità dell’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, il diritto a non essere sommersi dai rifiuti, la possibilità di scegliere un’energia pulita prodotta in Italia, la tutela del nostro territorio, del nostro patrimonio naturale e dei nostri beni culturali e colturali sono temi centrali della vita quotidiana. Assieme a quello, sempre più drammatico, del lavoro che in questi ultimi anni è cresciuto soltanto nei settori della green economy e dell’agricoltura di qualità.

Le associazioni che si occupano di ambiente e risorse naturali, di produzione e consumo di cibo di qualità, di energie rinnovabili e sostenibilità, di beni culturali, identità territoriali e turismo, di legalità e giustizia, di lotta agli sprechi nonché alcune sigle del mondo imprenditoriale che è riuscito a tradurre queste visioni in fatturato e nuovo posti di lavoro hanno ripetutamente proposto alla politica questi importanti temi che toccano la vita di tutti/e. Ma sono stati pressoché ignorati.

Manca una settimana di campagna elettorale. E’ un tempo ancora utile perché le forze politiche si esprimano su un numero limitato di impegni chiari contro lo spreco di ambiente, territorio energia e futuro da prendere già nel primo anno di governo:

1) garantire la legalità e la giustizia, la trasparenza e l’equità nelle filiere agricole ed alimentari, ambientali ed energetiche, aumentando efficienza ed efficacia dei controlli con un’adeguata tutela penale dell’ambiente;

2) fissare l’obiettivo del 100% rinnovabili, procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, rinunciare al piano di sviluppo delle trivellazioni petrolifere in mare e definire una roadmap per la decarbonizzazione che sostenga la green economy;

3) spostare i fondi stanziati per strade e autostrade verso il trasporto sostenibile (ferrovia, nave, bici, mezzi elettrici e a basso impatto ambientale, car sharing) e il trasporto pendolare nelle aree urbane, definendo un piano nazionale della mobilità che superi il programma delle infrastrutture strategiche;

4) rendere compatibili le scelte economiche e di gestione del territorio con la conservazione della biodiversità naturale attribuendo un ruolo centrale ai parchi e varare un piano della qualità per il settore turistico per valorizzare i beni culturali e ambientali;

5) approvare un pacchetto di interventi per favorire l’occupazione – soprattutto giovanile - in agricoltura, sostenere le colture biologiche, biodinamiche e a basso impatto ambientale e promuovere modelli di consumo alimentare sostenibili;

6) approvare una legge che fermi il consumo di suolo e aumentare i vantaggi fiscali che derivano dalla scelta a favore del recupero e della ristrutturazione, dell’architettura bioclimatica e dell’urbanistica mirata all’abbattimento dell’inquinamento e alla riqualificazione energetica e ambientale del patrimonio edilizio;

7) incentivare non solo la raccolta differenziata, il riuso, il riciclo e il recupero dei materiali ma anche la lotta agli sprechi in ottica preventiva, diminuendo il sostegno agli inceneritori e alle discariche.
Il nuovo modello economico basato su un’economia verde deve costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo e Parlamento, valorizzando gli elementi di forza (biodiversità, patrimonio culturale e colturale, qualità e bellezza), garantendo la sicurezza e l’efficienza dell’approvvigionamento energetico e facendo un’operazione verità sui costi sociali e ambientali delle scelte economiche e produttive. E’ indispensabile che finalmente si costruisca anche in Italia, promuovendo legalità e giustizia, un nuovo patto che consideri come inscindibili la dimensione ecologica e quella economica e sociale dello sviluppo.

Don Luigi Ciotti, presidente Gruppo Abele e Libera
Lucio Cavazzoni, presidente Alce Nero
Agostino Re Rebaudengo, presidente APER
Umberto Martini, presidente CAI
Oscar Farinetti, presidente Eataly
Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario FAI
Mauro Furlani, presidente Federazione Pro natura
Ivan Novelli, presidente Greenpeace Italia
Andrea Segrè, presidente Last Minute Market
Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente
Roberto Burdese, presidente Slow Food Italia
Franco Iseppi, presidente Touring Club Italiano
Dante Caserta, presidente WWF Italia

 
Reti solidali e libero scambio:un nuovo modello economico da Legambiente Padova PDF Stampa
Domenica 17 Febbraio 2013 16:29

svuota-la-cantina5

 

 

L’Associazione Rete Iside con il progetto “Cose di altre case. Recupero, Riuso e Solidarietà” vuole sperimentare un mercato del riuso di oggetti di qualsiasi tipo – dall’abbigliamento ai mobili e oggetti per la casa – e funzione – dal giardinaggio all’attività sportiva e hobbistica.

Il nostro obiettivo è quello di cominciare a tessere relazioni positive basate sul principio della gratuità così da creare una rete di mutuo-aiuto contro l’impoverimento imposto dalla crisi e promuovere il riuso e il riciclo di oggetti che a chi li possiede e non li vuole possono sembrare inutili ma che sono pronti ad acquistare nuova vita e valore in mano ad altri.

Una rete solidale e un’economia delle relazioni. Gli oggetti raccolti da Rete Iside, sono frutto di donazioni di uomini e donne che condividono questo progetto. Rete Iside provvede al loro recupero, all’immagazzinamento e alla pubblicizzazione dei beni disponibili. Gli oggetti che mettiamo a disposizione non hanno un prezzo: non vogliamo infatti aprire un negozio. Di conseguenza riteniamo che anche chi vuole portarsi a casa qualcosa non deve considerarsi un semplice cliente.

Finalità del progetto, lo ribadiamo, è la costruzione di una rete di mutuo aiuto e di solidarietà. Per questo chiediamo a tutti di valorizzare l’iniziativa con i propri mezzi e capacità. Inoltre chiederemo ai ri-utilizzatori dei beni distribuiti un piccolo contributo, nella misura da loro ritenuta possibile e in relazione all’oggetto che vogliono portare a casa. In questo modo si potranno coprire i costi della logistica, nonché garantire anche a chi non può nemmeno mettere un piccolo contributo di ricevere comunque ciò che è nella nostra disponibilità, consolidando e ampliando così le attività di Rete Iside.

Una rete in carne e ossa. Costruire una rete di solidarietà e mutuo-aiuto per noi significa molto di più di connessione virtuale o di un atto simbolico. Noi riteniamo che la partecipazione fisica alle attività comunitarie, il coinvolgimento nella progettazione delle attività, la condivisione delle competenze siano elementi fondamentali per la costruzione di relazioni sociali più soddisfacenti e per migliorare la nostra qualità della vita, a maggior ragione in questo periodo di crisi.

Ci sono tante cose da fare e tanti progetti come questo che possono essere sviluppati. Mettiti in gioco. Hai qualche oggetto da darci? Vuoi conoscere meglio il progetto e Rete Iside? Vieni a trovarci allo Sportello dei diritti sociali di Rete Iside in Piazza Caduti della Resistenza 2 a Padova il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18. Per contattarci:   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  , tel 049/723819

Associazione Rete Iside. A cura della Redazione di Ecopolis

 
Ascoltate l’Italia: Ecobarometro 2013 e gli impegni verdi che i cittadini chiedono alla politica nella Nuova Ecologia di febbraio PDF Stampa
Lunedì 04 Febbraio 2013 19:11

Ascoltate l’Italia: Ecobarometro 2013 e gli impegni verdi che i cittadini chiedono alla politica nella Nuova Ecologia di febbraio

E poi tutelare l’ambiente e investire sulla bellezza: la proposta di Legambiente al nuovo parlamento. “Quando l’ambiente fa notizia”:  una riflessione sul giornalismo ambientale. Perché raccontare la catastrofe non basta
Per gli italiani le tematiche ambientali sono una priorità seconda soltanto ai problemi dell’occupazione. E’ quanto emerge dall’edizione 2013 di Ecobarometro pubblicata sulla Nuova Ecologia di febbraio e realizzata come ogni anno insieme all’istituto di ricerca Lorien Consulting.

Se disoccupazione e lavoro conquistano, infatti, il primo posto nella classifica delle preoccupazioni degli italiani con il 97,9% delle risposte degli intervistati, il complesso delle voci ambientali segue con il 48,2%. L’inquinamento inquieta il 41% del campione, lo spreco delle risorse il 34,8%.
Al quesito sulle priorità del governo, il 78,3% mette le politiche del lavoro, seguite da quelle per l’istruzione  (63,3%) e da sanità e pensioni (54,1%). Dal sondaggio si evince, inoltre, un vero e proprio plebiscito per le rinnovabili visto che il 78,2% del campione approverebbe ulteriori tagli da parte del governo purché le fonti pulite trovino sostegno. E moltissimi, oltre l’80%, vedono di buon occhio una “legge per la bellezza” come quella che Legambiente propone in queste settimane ai candidati di tutte le coalizioni e agli amministratori del territorio.  
Una proposta di disegno di legge che punta a coniugare lavoro e ambiente risanando le città, valorizzando le risorse del territorio, fermando il consumo di suolo e le grandi opere inutili e sostenendo le rinnovabili - come racconta questo numero del mensile dell’associazione. Una sfida per il governo che verrà: portare le tematiche ambientali fuori dalla nicchia, per immaginare un ciclo economico nuovo. “Nella prospettiva del nuovo benessere si capisce il ruolo che dovrà giocare la green economy – scrive il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – che concretamente vuol dire ciò che si realizza con meno energia, meno materia prima, meno chilometri. Un processo che ha bisogno di una diversa politica fiscale, che sposti il prelievo dal lavoro e dall’impresa al consumo di risorse, utilizzando una patrimoniale verde per colpire i consumi che incidono sulle emissioni di CO2”. Con l’obiettivo di rilanciare un’idea di paese che produca nuova bellezza e coesione sociale. 
Il mensile propone inoltre una riflessione a più voci sulla qualità, il ruolo e le possibilità del giornalismo ambientale e sugli scenari aperti dal social network. Tutti d’accordo sull’importanza di superare l’approccio ideologico e la logica del catastrofismo, per spiegare, invece, la causa dei fenomeni estremi, evidenziando le responsabilità umane e gli strumenti in nostro possesso per modificare il futuro. Perché per incidere sui comportamenti delle persone, raccontare la catastrofe non basta.

 
Il risparmio energetico piace agli italiani ma non ai politici PDF Stampa
Venerdì 25 Gennaio 2013 19:58

L’applicazione delle misure previste dal PAEE 2011 (Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica) ha consentito nel 2011 un risparmio complessivo di 57.595 GWh/anno, con un incremento del 17,1% rispetto al 2010.

Il volano che ha consentito questo impennata di buone pratiche è squisitamente economico, ossia quella defiscalizzazione del 55% per le ristrutturazioni edilizie. Però purtroppo tra qualche mese sembrano debbano tornare al 36% vanificando ogni ulteriore passo in avanti verso il risparmio energetico.

A rendere possibili i risultati raggiunti lo scorso anno è stata quella famosa green economy tanto invocata, poiché quel risparmio energetico si è attuato grazie a una serie di interventi soprattutto nell’ambito residenziale, per cui sono state sostituite le vecchie caldaie con modelli più nuovi e efficienti; oppure in ambito industriale grazie ai TEE si è avuta maggiore diffusione della cogenerazione ad alto rendimento.

A esprimere parere polemico però è il WWF attraverso le parole di Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia:

Tutti parlano e straparlano di efficienza energetica, in Italia, ma i fatti sono ancora decisamente troppo pochi. Anzi, per l’ennesima volta siamo costretti a fare appello al futuro Parlamento perché confermi e renda davvero efficace il 55% di sgravio fiscale per l’efficienza energetica sugli edifici. Il successo enorme degli sgravi fiscali del 55% per l’efficienza sugli edifici, per esempio, è sempre destinato ad autodistruggersi entro un certo periodo di tempo, ed è stato minato anche dall’innalzamento degli sgravi per le ristrutturazioni in generale: quale cittadino sceglierebbe di dover dimostrare i propri interventi di efficienza energetica per avere un 55% di sgravi fiscali quando può, molto più facilmente, accedere al 50%?

Via | Comunicato stampa WWF
Foto | Centimetri

 
<< Inizio < Prec. 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 Succ. > Fine >>

Pagina 40 di 41