ENERGIA. Dopo la moratoria, l’esecutivo vuole abrogare le norme sul ritorno all’atomo. Il leader dei Verdi Bonelli denuncia: «E' un trucco per far saltare il quorum ai referendum».
Nuovo passo indietro del governo sul nucleare. Nel decreto legge che prevede la moratoria ha inserito l’abrogazione delle norme approvate per la realizzazione delle nuove centrali italiane. Il provvedimento dovrà essere votato dal Parlamento ma l’emendamento in questione spiega che per «acquisire ulteriori evidenze scientifiche», soprattutto «sulla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico» e delle decisioni che «verranno assunte dall’Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare». Ma non è detto che la retromarcia sia definitiva, perché il testo lascia una porta aperta: «Entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge il Consiglio dei ministri adotta la strategia energetica nazionale». Nel 2008 il nostro ritorno all’atomo, venne sancito dal governo Berlusconi proprio attraverso questo documento programmatico. La scelte energetiche verranno quindi prese tra un anno ma con una sostanziale differenza: l’abrogazione delle norme farebbe scomparire il quesito nucleare dal referendum previsto il 12 e 13 giugno, e di conseguenza potrebbe fallire anche la battaglia per impedire la privatizzazione dell’acqua e quella contro il legittimo impedimento che potrebbe creare non pochi problemi politici al Cavaliere. A convincere Berlusconi, pare siano stati i suoi “amati” sondaggi che sette giorni fa davano al 54 per cento la percentuale di italiani intenzionati a votare il referendum. La catastrofe giapponese ha infatti ricordato l’incubo atomico anche ai cittadini che avevano dimenticato Chernobyl, di cui nei prossimi giorni ricorre il 25esimo anniversario. Per Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, «il disastro a Fukushima ha denudato una scelta vecchia, sbagliata, impopolare e anti economica per l’Italia, ma è evidente l’astuzia del governo per evitare il referendum e la paura di perdere consensi alle amministrative». Anche il deputato Fabio Rampelli (Pdl), da sempre contrario all’atomo, spiega che «dopo vari appelli per il ritiro del programma nucleare, indirizzati da destra al presidente del Consiglio», questa era la «scelta giusta, la più onesta da sposare» ma ora «l’Italia deve diventare il Paese leader sulle energie rinnovabili», destinando «il 100 per cento degli incentivi a queste fonti». Sulla stessa linea il collega del Pdl Marco Marsilio. All’attacco anche l’Idv: «è una truffa». Il presidente dei Verdi Angelo Bonelli denuncia: «Il governo non ha assolutamente cambiato idea sul nucleare ma si tratta di un trucco per far saltare il quorum ai referendum e poi ripresentare in un secondo momento il decreto per le centrali. Magari affidandosi ad un nuovo partner commerciale come gli statunitensi di Westinghouse, con cui i contatti sono molto intensi».
Fonte: www.terranews.it
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